Il disegnatore forense sulla scena del crimine
20–21 aprile 2026 – Accademia di Belle Arti dell’Aquila
Si è svolto il 20 e 21 aprile 2026, presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, Criminosa Pigmenta – Il disegnatore forense sulla scena del crimine, un evento articolato tra conferenza e workshop dedicato al rapporto tra pratiche artistiche e ambito investigativo.
L’iniziativa, curata e organizzata dai professori Laura Farina, Carlo Nannicola e Sebastiano Dammone Sessa, ha visto la partecipazione del Maestro d’Arte Elena Pagani, figura di riferimento nel campo del disegno forense.
La prima giornata si è aperta con la lectio magistralis di Elena Pagani, seguita da una platea numerosa e attenta. L’intervento ha offerto un’occasione di grande interesse, attraverso la presentazione di due casi reali di cronaca nera affrontati nel corso della sua attività professionale. La narrazione ha restituito con chiarezza le fasi investigative e il ruolo del disegno forense come strumento operativo a supporto dell’indagine.
Particolare rilievo è stato dato alla capacità del disegno di tradurre informazioni parziali in immagini utili all’identificazione dei soggetti coinvolti. L’esposizione, rigorosa e coinvolgente, ha evidenziato non solo l’efficacia metodologica di questa pratica, ma anche la sua dimensione umana, legata al rapporto con la vittima e alla gestione della memoria descrittiva.
La discussione che ne è seguita ha attivato un confronto partecipato tra studenti, docenti, professionisti e rappresentanti istituzionali, trasformando l’incontro in un momento di dialogo aperto e di approfondimento condiviso.
La seconda giornata si è sviluppata come un laboratorio immersivo dedicato alla costruzione dell’identikit. Gli studenti, guidati da Elena Pagani, hanno preso parte a una simulazione strutturata che ha ricostruito le dinamiche operative di una giornata in questura, con particolare attenzione al ruolo del disegnatore forense nel dialogo con la vittima.
L’attività è stata impostata come un esercizio di tipo esperienziale, basato su interazione diretta, osservazione e raccolta mirata delle informazioni. Attraverso un sistema di domande e risposte, i partecipanti hanno lavorato per individuare gli elementi necessari alla definizione dell’aspetto del presunto colpevole, sviluppando competenze legate alla memoria visiva, all’analisi descrittiva e alla traduzione grafica.
La fase successiva ha riguardato la restituzione visiva: ogni studente ha elaborato l’identikit sulla base delle informazioni raccolte, mettendo in gioco conoscenze di anatomia del volto, sintesi formale e capacità interpretativa. Il confronto finale degli elaborati ha evidenziato le diverse possibilità di traduzione di uno stesso dato descrittivo, sottolineando il ruolo attivo dell’interpretazione nel processo di costruzione dell’immagine.
Il workshop, della durata di un’intera giornata (9:00–16:00), ha avuto un impatto significativo sui partecipanti, offrendo un’esperienza concreta e difficilmente accessibile nei percorsi didattici ordinari. L’attività ha messo in luce come il disegno possa configurarsi non solo come pratica espressiva, ma come strumento operativo, capace di coniugare competenze artistiche, capacità analitiche e funzione comunicativa.
L’esperienza si è rivelata particolarmente rilevante sotto il profilo formativo, ampliando l’orizzonte progettuale degli studenti e aprendo uno sguardo su ambiti professionali in cui il disegno assume un ruolo strategico.